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Corte UE sulla rimozione di informazioni personali dai motori di ricerca

Di fronte ad una richiesta di deindicizzazione, il gestore del motore di ricerca o l’autorità garante deve sempre assicurare il giusto equilibrio tra diritti del richiedente e diritti del pubblico ad avere accesso a tali informazioni. Tuttavia, ci sono casi in cui il diritto alla privacy ed alla riservatezza dell’individuo superano quello di accesso alle informazioni da parte del grande pubblico, come nel caso di particolari dati personali sensibili. Con una recente sentenza, a tal proposito, è stato ribadito il parere della Corte UE sulla rimozione di informazioni personali dai motori di ricerca. Si tratta della sentenza avuta luogo a Lussemburgo nel settembre 2019, in merito al divieto di trattare determinate informazioni personali sensibili applicato anche ai motori di ricerca. Vediamo il caso più nel dettaglio. 

Sentenza della Corte UE in merito al trattamento delle informazioni sensibili da parte dei motori di ricerca

La sentenza in questione vede coinvolti i sigg. G.C, A.F., B.H. e E.D. da una parte e la Commissione nazionale per l’informatica e le libertà (CNIL) francese, incontratisi di fronte al Consiglio di Stato francese successivamente a 4 rifiuti da parte della CNIL di accogliere la richiesta di deindicizzazione per diritto all’oblio dei soggetti coinvolti e inizialmente presentati. Nello specifico, i soggetti interessati avevano richiesto la deindicizzazione di link da Google che rimandavano ad un fotomontaggio satirico sul loro conto e ad articoli sulla responsabilità delle pubbliche relazioni della Chiesa di Scientology di uno di loro, sull’indagine giudiziaria a carico di un altro di loro e sulla condanna per violenza sessuale su minore del terzo ed ultimo fra loro. Non ottenendo però i risultati desiderati, il caso è finito nelle mani della Corte UE, la quale ha stabilito che tali URL dovessero essere deindicizzati in quanto relativi a particolari dati sensibili che rientrano nel divieto di trattamento da parte di qualsiasi responsabile. Vediamo meglio di che cosa si tratta.

Trattamento dei dati personali sensibili: è vietato sui motori di ricerca?

Decidere se eliminare notizie dal web quando si entra nella sfera privata dell’interessato, con informazioni di un certo calibro, è sempre una questione complessa. Prendendo ad esempio questa sentenza, la Corte UE ha avuto modo di ricordare che, come qualsiasi altro responsabile di trattamento di dati personali, anche il motore di ricerca è sottoposto alle stesse regole e deve quindi rispondere al rispetto di alcuni diritti fondamentali. Ciò significa che, anche sul motore di ricerca Google, il trattamento di dati personali particolarmente sensibili, ovvero che riguardano l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l’appartenenza sindacale, la salute o la vita sessuale, è severamente vietato. Accanto a queste categorie di dati, si inseriscono anche i dati personali sensibili relativi alle infrazioni, alle condanne penali o alle misure di sicurezza, il cui trattamento non è però severamente vietato, ma ha semplicemente bisogno in deroga particolare del controllo dell’autorità pubblica, senza il quale il suddetto trattamento non può essere effettuato. Per questo motivo, il gestore del motore di ricerca di Google, in qualità di responsabile del trattamento, ha dovuto nel presente caso interrompere il trattamento vietato, che nel suo caso ha significato deindicizzare i suddetti link. In questo modo, inoltre, il motore di ricerca non ha danneggiato in alcun modo l’altrettanto fondamentale diritto all’informazione del suo pubblico di utenti, in quanto le notizie sono rimaste disponibili sui siti di origine, che non rientrano nelle sue responsabilità. 

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