Diritto all’oblio su Google, nuove leggi per cancellare notizie

Da recenti ricerche è stato stimato che, tra tutti i moduli presenti online per eliminare il proprio nome da un motore di ricerca, il modulo Google per il diritto all’oblio è quello più utilizzato al mondo dagli utenti che intendono esercitare il loro diritto alla privacy, alla riservatezza e all’oblio. Se tale modulo è lo stesso in tutti i Paesi, si prevede una sua leggera modifica almeno in Italia, dal momento in cui è stato approvato l’emendamento dalla commissione Giustizia della Camera, la nuova riforma della Giustizia conosciuta come Riforma Cartabia. Secondo tali disposizioni, il nuovo diritto all’oblio in Italia è esteso sui motori di ricerca in maniera immediata anche a chi, indagato o imputato per un reato, è stato poi assolto. 

Diritto all’oblio Google: come funzionava prima delle nuove leggi

A dare inizio alla storia del diritto all’oblio sui motori di ricerca in Europa è stata sentenza Costejas, sentenza storica in cui il Garante spagnolo per la protezione dei dati personali ha ordinato al motore di ricerca di eliminare dai suoi risultati il nome di un cittadino spagnolo che 16 anni prima era stato coinvolto in una procedura di riscossione di crediti. Trattandosi ormai di un vecchio procedimento giudiziario, fu stabilito che il suo nome non dovesse più essere collegato a tali risultati, quindi da cancellare. Se si pensa però che, per 16 lunghi anni e fino ad un lungo ricorso al Garante di Stato, la reputazione di questo cittadino era stata inevitabilmente danneggiata, si capisce il motivo per cui era ormai necessaria una riforma che velocizzasse i tempi della giustizia e di riabilitazione delle reputazioni degli innocenti.

Cosa prevedono le nuove leggi per cancellare notizie da Google

Secondo le nuove leggi previste dalla Riforma Cartabia, il diritto all’oblio su Google ora ha un effetto più immediato per coloro che erano costretti ad attendere i lunghi tempi della giustizia, mai così veloci come quelli dei media e dei social network. Secondo tale emendamento, infatti, “il decreto di archiviazione, la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione, costituiscono titolo per l’emissione del provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all’oblio degli indagati o imputati”. Dunque, per coloro che verranno assolti da un giudice in tribunale, il processo di deindicizzazione sarà immediato e non sarà più inutilmente prolungato l’orribile processo di gogna mediatica a cui un indagato (anche quando innocente) è costretto a sottostare. Tale sentenza quindi costituisce un atto di umanità verso quelle persone la cui reputazione è stata compromessa dal coinvolgimento in un processo e la cui immagine deve essere quindi riabilitata con la stessa velocità con cui è stata macchiata. Tali innocenti, da ora in poi, non saranno più costretti a fare ricorso al Garante, in quanto Google stesso sarà obbligato ad accettare nell’immediato la richiesta di deindicizzazione

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