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Le persone chiedono leggi sulla privacy più forti

DuckDuckGo, azienda che si occupa di privacy in rete. Nella specie questa ha come obbiettivo quello di proteggere i dati di coloro che lo richiedono, dal monitoraggio online nascosto. L’azienda, forte nel campo della privacy ha condotto un sondaggio sugli adulti statunitensi per valutare il sentimento pubblico nei confronti non solo della privacy ma anche della legge che la regolamenta. Tutto ciò è stato possibile anche alla partecipazione alle udienze del Congresso per la proposta di un modello di legge c.d. “Do Not Track”, è stato possibile rilevare la preferenza per gli Americani di maggiori protezioni legislative sulla privacy. L’aspettativa era quella di recuperare dal campione di americani coinvolti risposte per la maggior parte in linea con un modello generale di normative per la protezione dei dati personali e della privacy più deboli rispetto a quelle in vigore. Al contrario, i soggetti a cui è stata posta la domanda hanno dimostrato di supportare un’ampia gamma di tutele legislative sulla privacy, mostrando livelli di entusiasmo persino per gli emendamenti costituzionali statali e federali in materia di privacy. Rispetto alle domande poste possiamo così suddividere quanto affermato dalla media dei 1182 adulti intervistati. dunque, in merito al supporto per gli emendamenti costituzionali sulla privacy, oltre il 60% degli americani ritiene che il diritto alla privacy dovrebbe essere parte della loro Costituzione, sia statale che federale. Sul punto non si dimentichi che il diritto alla privacy fa parte della Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite.  Ancora maggiore è stato, poi, il sostegno per una legge nazionale sulla privacy. I cittadini infatti chiedono una legge nazionale sulla privacy in grado di proteggerli dall’uso improprio dei dati aziendali e dall’uso improprio dei dati governativi. Ancora, rispetto al contenuto della legge nazionale sulla privacy, gli intervistati seppur con opinioni differenti, hanno comunque dimostrato di nutrire un forte appoggio per leggi che tutelino gli utenti da una serie di danni relativi alla loro privacy.

Come ad esempio, il 69,29 % si è espressa in maniera favorevole all’introduzione di un obbligo per le aziende di informare su quali siano i dati personali di cui sono possesso e chi può averne accesso. Il 69% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe favorevole alla possibilità di disattivare facilmente il monitoraggio online, ad esempio utilizzando il sistema “Do Not Track”, ed anche di essere avvisati tramite una notifica in maniera tempestiva in caso di violazione dei dati. La maggioranza dei soggetti a cui è stato chiesto di esprimersi in questo senso ha poi espresso il proprio assenso ad impedire alle aziende di fare pubblicità ai fruitori delle stesse, sulla base di dati che possono essere utilizzati per dedurre razza, etnia e genere per le categorie in cui è possibile la discriminazione (come annunci di lavoro e alloggi).  Infine, la maggioranza degli intervistati ritiene che i politici dovrebbero dare una maggiore priorità alla discussione sui diritti alla privacy. Invero, circa la metà degli intervistati ha affermato che sosterrebbe i candidati politici solo sulla base delle loro azioni a favore della privacy: la privacy sarà ovviamente una questione chiave nelle elezioni presidenziali del 2020, così come in altre gare politiche. I risultati sin qui riportati mostrano che, indipendentemente dalle idee politiche, gli adulti, nel caso quelli statunitensi, non sono per niente soddisfatti di come vengono gestiti i loro dati personali soprattutto da parte di aziende e governi. Si ha la necessità di predisporre, dunque, un cambiamento legislativo e hanno fiducia nel processo democratico che ravvisano quale percorso per raggiungerlo.

 

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