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Diritto all’oblio: le richieste Europee del 2022

Allo stato il nuovo diritto alla cancellazione dei dati personali, posto in essere nel 2014 a seguito della sentenza Costeja e poi con l’avvento del GDPR nel 2016, viene considerato quale garanzia che si preoccupa di evitare che un soggetto possa essere pregiudicato dalla diffusione, senza motivo, di tutte quelle informazioni ovvero anche di notizie che costituiscono un danno per la reputazione dell’interessato cui la notizia è rivolta. Il diritto ad essere dimenticati su internet consiste, altresì, nella rimozione dagli archivi che si trovano sul web di tutto il materiale che può risultare sconveniente e dannoso per soggetti che sono stati protagonisti in passato di fatti oggetto di cronache. Preposto al controllo è il Garante Privacy, il quale deve attenersi a delle regole precise, quali quelle inserite nell’art. 17 del GDPR al fine di concedere il diritto all’oblio al richiedente.

L’Europa ed il mondo: il numero delle richieste di cancellazione di contenuti pregiudizievoli

In Europa, dove in effetti è stato coniato il termine diritto all’oblio, vi sono molti paesi con il maggior numero di richieste di cancellazione di notizie lesive dell’onore degli interessati. Secondo una statistica, prodotta dal motore di ricerca Google, al primo posto, oltreoceano, c’è la Russia che ha un numero di richieste rispetto agli altri paesi superiore alla media negli ultimi dieci anni , quasi dieci volte la Turchia che invece ha un meritatissimo secondo posto. Al secondo posto ci sono invece gli Stati Uniti, che hanno inoltrato a Google il numero più basso di richieste di rimozione (596) dal 2012 ad oggi. Ancora, la Corea del Sud ha fatto il secondo maggior numero di richieste nel 2020 , quasi raddoppiando il suo totale decennale.

Tuttavia anche altri paesi Europei, come Italia, Francia e Spagna hanno un notevole numero di richieste di cancellazione di dati personali e di notizie pregiudizievoli. In questi paesi i motivi preponderanti sono tutti inerenti a reati commessi con l’utilizzo di internet, ad esempio con i social per cui, spesso si è visto come è facile diffamare un soggetto attraverso un post sul profilo.

La tutela degli interessati

A tutela dei soggetti residenti in Europa che hanno necessità di far cancellare notizie pregiudizievoli oppure post diffamatori si inscrive l’art. 17 del Regolamento (UE) 2016/679 secondo il quale il diritto all’oblio viene configurato come quel diritto alla rimozione dei propri dati personali in maniera rafforzata. Questo perché non solo viene prevista la cancellazione degli URL e delle notizie dalle pagine, anche di terzi, che rendono pregiudicato il diritto alla reputazione online, ma prevede, oltretutto, l’obbligo per i titolari del Trattamento dei dati, laddove vengano “reso pubblici” i dati personali dell’interessato: ad esempio, pubblicandoli su un sito web, di informare della richiesta di cancellazione altri titolari che trattano i dati personali cancellati, compresi “qualsiasi link, copia o riproduzione”.

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