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Eliminare il Proprio Nome dalle Ricerche Google con Cyber Lex

Esistono numerose società di servizi a tutela dei diritti della persona su Internet, che contribuiscono alla legalità sul web ed aiutano quindi gli utenti di tutto il mondo ad esercitare i propri diritti in questo ambito. Tra queste aziende che offrono tutele legali utili alla causa del diritto all’oblio, con un’assistenza online e la giusta assistenza tecnica e legale per situazioni del genere, vi è Cyber Lex, brillante società di web reputation che, con la sua squadra di professionisti tecnici informatici, avvocati, ricercatori ed esperti di diritti sulla privacy, offre una serie di servizi nell’ambito del diritto all’oblio. 

Come funziona una richiesta di rimozione dalla ricerca Google

Ma come funziona esattamente una richiesta di rimozione dai risultati di ricerca Google? Chi può fare richiesta e come può farlo? Cerchiamo di rispondere a queste domande, sempre analizzando il caso specifico del motore di Ricerca Google e quindi consultando sempre la sua guida del report di trasparenza. Secondo questa guida, innanzitutto, possono richiedere la rimozione di un contenuto degli utenti personalmente per il proprio conto, oppure è possibile presentare richieste per conto di altri, purché essi possano confermare di essere legalmente autorizzati a farlo. In ogni caso, qualsiasi richiesta può essere effettuata ai sensi delle leggi europee per la protezione dei dati. Inoltre, secondo la suddetta guida, è importante sapere che chi vuole richiedere la rimozione di un contenuto dai risultati di ricerca Google deve compilare, personalmente o chi per lui, un modulo online. A questo punto, la persona in questione riceverà una mail di conferma della ricezione della richiesta da parte di Google, in seguito alla quale partirà l’analisi del proprio caso. Si tratta di un’analisi che viene svolta caso per caso e che potrebbe non dare sempre gli stessi esiti: questa richiesta potrebbe infatti essere talvolta accettata ed altre volte no, in base a determinati criteri che analizzeremo tra poco. In ogni caso, il richiedente in questione riceverà una mail ogni qual volta venga presa una decisione in merito alla sua richiesta, affermativa o negativa che sia, oppure per richiedere ulteriori informazioni rispetto a quelle insufficienti o non sufficientemente adeguate, fornite nella richiesta iniziale.

Invia la richiesta nel modulo Google per il Diritto all’Oblio

Una volta inviato il modulo, nessun tipo di richiesta viene rifiutato in modo autonomo da persone o computer, ma la decisione spetta al personale di Google LLC, formato da revisori qualificati e specializzati che operano principalmente a Dublino, in Irlanda. Essi sottopongono le richieste ricevute ad un esame manuale e le valutano in base ai criteri stabiliti nelle linee guida dell’Article 29 Working Party. Nel dettaglio, la loro procedura di valutazione prevede essenzialmente quattro fasi: inizialmente, viene valutata la completezza della richiesta, quindi se essa contenga tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione; nel caso si tratti di una richiesta incompleta, le informazioni aggiuntive necessarie verranno richieste all’utente in questione. Successivamente, si verifica la provenienza del richiedente, che deve essere in qualche modo collegato all’Unione Europea e deve quindi essere residente o avere la cittadinanza in un paese europeo.

La terza fase prevede poi l’analisi delle pagine visualizzate nei risultati di ricerca relativi al nome del richiedente, fase in cui viene verificato se il nome di quest’ultimo appaia nelle pagine di cui è stata richiesta la rimozione. Soltanto infine, quindi, nella quarta ed ultima fase, vengono visualizzati i contenuti specifici di cui è stata richiesta la rimozione. Viene quindi valutato se si tratti di informazioni inadeguate, irrilevanti, non più rilevanti o eccessive e viene anche analizzato il livello di interesse pubblico di tali informazioni.

Si tratta perciò, come si potrà intuire, di un percorso abbastanza complesso che non sempre porta a delle decisioni finali inequivocabili o con cui sono sempre tutti d’accordo. In generale, esistono però dei fattori comuni che portano la suddetta squadra a prendere delle decisioni riguardo la rimozione o la mancata rimozione dei contenuti richiesti. Ad esempio, tra i motivi più frequenti per cui una richiesta di rimozione è spesso respinta troviamo ragioni di diverso genere. Prima fra tutte, la presenza di soluzioni alternative: viene infatti respinta una richiesta di rimozione di un contenuto quando è possibile rimuovere la pagina dai risultati di ricerca in altri modi, meno “drastici” della sua eliminazione totale e permanente. Nel caso in cui siano presenti queste soluzioni alternative, esse vengono segnalate e spiegate all’utente, poiché sono sempre la scelta prediletta prima di avanzare processi legali complessi. Un altro motivo per la mancata rimozione di un contenuto riguarda invece ragioni tecniche: gli URL incompleti, inaccessibili o pagine relative a query non corrispondenti esattamente al proprio nome sono infatti molto frequenti nelle richieste di rimozione e, purtroppo, non consentono di procedere finché non rispetteranno determinati criteri di completezza e chiarezza nella richiesta.

Chi può presentare richiesta a Google per il Diritto all’Oblio?

Altre richieste possono essere poi rifiutate poiché un utente invia diverse richieste a suo nome riguardanti lo stesso contenuto nella stessa pagina: naturalmente, per evitare ridondanze, verrà presa in considerazione solo una tra tutte queste e le altre verranno ovviamente respinte. Infine, un altro motivo per cui può essere respinta una richiesta di rimozione è il forte interesse pubblico dell’informazione stessa. Su questo criterio si è spesso dibattuto, ma resta comunque il fatto che il team di Google potrebbe rifiutarsi di rimuovere una pagina qualora stabilisse che essa contiene delle informazioni di forte interesse pubblico; tuttavia, non è sempre facile valutare ciò. Potrebbe infatti essere necessario tenere in considerazione diversi fattori, ad esempio valutare se i contenuti riguardano la vita professionale, un reato del passato, un incarico politico, il ruolo nella vita pubblica del richiedente o se i contenuti stessi sono autoprodotti, documenti ufficiali o di natura giornalistica. Qualsiasi sia stato il motivo che ha portato il team di Google a respingere la richiesta di rimozione, la persona richiedente può comunque non essere d’accordo con la loro decisione. In tal caso, se viene deciso di non rimuovere un URL dai risultati di ricerca Google, il richiedente in questione può interpellare un’autorità locale per la protezione dei dati e chiedere direttamente a loro di esaminare la decisione di Google.

Per quanto riguarda le richieste di rimozione andate a buon fine, invece, avviene spesso che un fattore comune determinante per la decisione di rimuovere dei contenuti sia legata all’evidente assenza di pubblico interesse o alla presenza di dati sensibili, in pagine con contenuti che riguardano esclusivamente informazioni personali di un utente, senza alcun motivo dimostrato per cui queste dovrebbero rimanere online. Tra gli altri motivi più gravi che portano spesso alla rimozione quasi sicura di un contenuto, troviamo poi la presenza di contenuti relativi a minorenni, di contenuti riguardanti reati minori commessi quando il richiedente era minorenne o anche condanne scontate, proscioglimenti ed assoluzioni per reati. In particolare in quest’ultimo caso, si tratta di una decisione difficile basata non solo su scelte etiche, ma anche su leggi locali e su trattamenti diversi in base alla natura del reato preso in esame. In genere, si è infatti propensi a rimuovere i contenuti relativi a condanne già scontate, accuse che si sono rivelate false in tribunale o contenuti relativi ad un’accusa penale da cui il richiedente è stato assolto, poiché sono proprio questi i contenuti ad affliggere di più la reputazione di una persona, anche quando questa sta cercando di dare una svolta alla propria vita. 

Una volta andata a buon fine una richiesta di rimozione di un determinato contenuto, quindi, ne sussegue la comunicazione della suddetta rimozione al webmaster di cui è il sito. Infatti, è prassi di Google informare un webmaster in caso di rimozione di pagine dal suo sito dai risultati di ricerca Google, qualora sia stata effettuata una richiesta di tipo legale. Il motivo per cui viene fatto questo tipo di comunicazione è sempre legato alla trasparenza, di cui Google ci tiene a fare sempre il suo messaggio principale (come si può notare anche dal report di trasparenza che abbiamo prima citato). Naturalmente, nonostante l’importanza data alla trasparenza sul web, altrettanta importanza viene data ovviamente anche alla privacy: proprio per la privacy dei richiedenti in questione, infatti, viene comunicato ai webmaster soltanto il contenuto che è stato rimosso e la pagina che lo conteneva e che quindi non sarà più presente tra i risultati di ricerca Google in caso di determinate query. Viene però tutelato, secondo la legge, il nome dei richiedenti che hanno innescato tale procedura, inviando perciò soltanto gli URL interessati dalla rimozione. Questa notifica di rimozione ai webmaster viene inviata tramite Search Console, il servizio web di Google che consente ai webmaster di verificare lo stato dell’indicizzazione ed ottimizzare la visibilità dei propri siti web. Nel caso di ricezione di questa notifica, i webmaster possono in qualche modo appellarsi alle decisioni prese dal team di Google e chiedere di riesaminare la decisione. Si tratta perciò, come si potrà ben intuire, di un procedimento piuttosto complesso che non sempre trova tutti d’accordo, ma che alla fine porta sempre alla presa, più o meno rapida, di una decisione definitiva sulla richiesta in questione.

 

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