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Eliminare Informazioni Personali dal Web: un Recente Provvedimento del Garante

Per proteggere la propria reputazione online, è possibile richiedere la rimozione di notizie personali dal web, in quanto i motori di ricerca, i siti di informazione ed anche i social media costituiscono ormai uno dei primi luoghi che qualsiasi persona va a consultare per informarsi sul conto di un professionista, di un’azienda o sull’affidabilità di un determinato marchio. 

Il luogo da cui più spesso capita di voler rimuovere delle informazioni è proprio Google, con il suo servizio di motore di ricerca ma anche con tutti i suoi altri prodotti. Se si intende rimuovere un dato personale da Google, bisogna prima procedere con la segnalazione direttamente al webmaster del sito su cui è pubblicato tale contenuto, tentativo che spesso porta a risultati deludenti. Di conseguenza, è bene procedere compilando il modulo di richiesta di rimozione contenuti da Google, cliccando su questo link se il risultato che si intende rimuovere risiede nella ricerca Google, o su quest’altro link se si ha bisogno di un altro prodotto Google.

A volte, però, anche le richieste di rimozione avanzate a Google non danno esito positivo e vengono respinte perché troppo sbilanciate verso l’interesse pubblico rispetto alla violazione della privacy, perché non violano alcuna norma della privacy o per altri motivi specificati nella risposta negativa fornita al richiedente.

In questi casi, quindi, l’ultimo step prevede la richiesta di cancellazione direttamente al Garante della Privacy, per la precisione il GPDP (Garante per la Protezione dei Dati Personali), che valuta la segnalazione effettuata a Google e concorda o meno con la decisione presa dal suo Team. Nel caso in cui la richiesta di rimozione venisse respinta anche dal Garante della Privacy, allora è bene rinunciare alla propria segnalazione, poiché significa che sussistono ragioni per cui il contenuto debba rimanere online o, in altri casi, non sussistono piuttosto ragioni per cui esso debba essere rimosso.  

È questo il caso ad esempio del Provvedimento del GPDP del 27 gennaio 2021, uno degli ultimi pubblicati nel sito ufficiale del Garante della Privacy. L’interessata della segnalazione in questione aveva chiesto a Google, con esito negativo, di rimuovere un contenuto che era stato inizialmente pubblicato da lei stessa nel suo profilo privato, ma poi era stato ripreso dalla stampa in considerazione del ruolo pubblico della stessa. Poiché questo contenuto stava creando non pochi pregiudizi alla propria reputazione personale e professionalità e poiché riteneva che ormai non sussistesse più l’interesse pubblico ad averne conoscenza dato che la stessa non ricopriva più la funzione svolta all’epoca della notizia, l’interessata ha inizialmente richiesto la rimozione del suddetto contenuto a Google. Una volta respinta la richiesta, si è quindi rivolta al Garante della Privacy, il quale però ha stimato che le relative pagine web innanzitutto non risultavano essere visualizzate tra i risultati di ricerca di Google associate al nome dell’interessata; inoltre, i contenuti in questione risultavano pubblicati in epoca recente (2017-2019), quindi anche l’esiguo lasso di tempo decorso ha contribuito alla decisione; infine, motivo ultimo per ordine ma non per importanza riguarda la specifica attinenza con la sfera pubblica delle circostanze dedotte dal reclamo: in considerazione del ruolo pubblico che la medesima ricopriva non molto tempo prima, è stato reputato sussistente l’interesse della collettività a conoscere i contenuti reperibili tramite URL che invece si intendeva rimuovere, per volontà dell’interessata.

L’Autorità Garante ha quindi dichiarato infine di non avere i presupposti per l’adozione di provvedimenti alcuni e ha perciò dovuto dichiarare infondato il reclamo riguardo ai suddetti URL.

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