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GDPR e Diritto all’Oblio 2021 sui Motori di Ricerca

Nel caso in cui si trovino, quando si ricerca il proprio nome online, informazioni che ledono la propria reputazione e non rispettano le leggi previste dal Garante della Privacy, è possibile richiedere, in virtù del diritto all’oblio, la cancellazione dei dati personali direttamente a Google o al motore di ricerca in questione: sono sufficienti la copia del documento di identità valido, un indirizzo di contatto ed il link alle pagine web che rimandano ai contenuti personali.  Più complicata diventa invece la situazione quando si intende eliminare un contenuto online che non sia il proprio nome e cognome, ma che comunque rimanda in qualche modo al diretto interessato e quindi lo rende identificabile, anche se in maniera indiretta.

A partire dallo scorso anno, però, l’Autorità garante ha stabilito che è possibile invocare il diritto all’oblio, in casi particolari, anche partendo da dati personali che non siano il nome e cognome ma che comunque identificano la persona interessata su Google. La decisione è stata presa in seguito ad una sentenza storica che vede coinvolto, all’inizio del 2019, un professionista che aveva sporto un reclamo a Google, richiedendo inutilmente la rimozione di una URL reperibile online.

Si trattava di una notizia non più attuale e non più aggiornata, in quanto faceva riferimento ad un rinvio a giudizio avvenuto dieci anni prima e che ormai era stato ben concluso ed archiviato, in seguito ad una sentenza definitiva di assoluzione. La notizia, non aggiornata, continuava comunque ad apparire in maniera originale e di conseguenza costituiva un grave danno alla sua reputazione online, continuamente pregiudicata da questa vecchia notizia ancora presente in rete. È infatti fondamentale, per preservare la propria web reputation, assicurarsi che sotto la ricerca del proprio nome non appaiano tra i risultati del motore di ricerca delle notizie che possano ledere la propria reputazione , quindi l’opinione che il pubblico ha e di conseguenza il buon rendimento del proprio lavoro. 

Il team di Google, tuttavia, ha respinto la suddetta richiesta in quanto essa non conteneva il nome e cognome del diretto interessato, bensì la sua qualifica di presidente di una determinata cooperativa. Egli sosteneva che fosse inammissibile richiedere la deindicizzazione di una Url per chiavi di ricerca che non fossero il nome e cognome della persona fisica, in virtù di quello che era stato precedentemente stabilito dalla Corte di Giustizia nella sopracitata “Sentenza Google Spain”. 

Il Ruolo del Garante della Privacy

Persistente nel suo intento e profondamente interessato alla rivalutazione della propria web reputation, il diretto interessato ha allora deciso inizialmente di rivolgersi di nuovo al sito in cui era stato pubblicato l’articolo, invano, per poi rivolgersi direttamente al Garante della Privacy.

Inaspettatamente, diversamente da ciò che era stato stabilito da Google, l’Autorità garante ha ritenuto fondata la richiesta dell’interessato ed ha concesso, in questo caso particolare, la rimozione del contenuto. Questa decisione è stata presa in virtù del Regolamento europeo, che definisce dato personale “qualsiasi informazione riguardante una persona identificata o identificabile”: in questo caso, la richiesta di  rimozione fa evidentemente riferimento alla seconda opzione presentata, in quanto rende inequivocabilmente identificabile la persona del diretto interessato. La qualifica di presidente di quella determinata cooperativa si riferiva difatti in modo inequivocabile alla persona che aveva sporto reclamo. 

Inoltre, il procedimento per cui la sua reputazione online continuava ad essere pregiudicata e rovinata era stato ormai chiuso e definito da una sentenza di assoluzione, quindi non sussisteva più alcun motivo per la sua permanenza online, se non per arrecare danno al diretto interessato. 

Per i motivi sopra elencati, il Garante ha quindi ordinato a Google di rimuovere la Url dai suoi risultati di ricerca e di comunicare entro trenta giorni le iniziative intraprese per attuare le indicazioni dell’Autorità Garante. 

Come cancellare notizie con il modulo Google 

Il motore di ricerca Google permette in qualsiasi momento, tramite un modulo apposito, di cancellare delle notizie da internet. Per motivi di privacy, molte persone potrebbero voler rimuovere dei contenuti presenti sul web: per esempio, notizie non pertinenti o non più aggiornate, o che in qualche modo ledono la reputazione dell’individuo. Il modulo chiede espressamente la rimozione di notizie dalla Ricerca Google: si dovranno inserire anche delle query specifiche. In ogni caso il modulo è molto semplice: illustriamo i passaggi qui di seguito. 

Compilazione del modulo Google per il diritto all’oblio 

Quanto tempo impiega Google per cancellare notizie? 

Google accoglierà la vostra richiesta e la elaborerà nel minore del tempo possibile. Naturalmente le richieste possono essere rigettate, in quanto fin troppo spesso il diritto all’oblio si scontra con il diritto all’informazione o diritto di cronaca. In ogni caso, una volta inviato il modulo, si aprirà uno “stato della richiesta”, in cui Google vi permetterà di comprendere l’elaborazione: nel caso in cui venga rifiutata, Google spiegherà i motivi. 

Perché alcune notizie non vengono cancellate? 

Veniamo al tasto dolente, ovvero: avete inviato una richiesta e non è stata accettata. Quali possono essere i motivi? Il modulo di richiesta della cancellazione di notizie dal motore di ricerca è espressamente chiaro: Google procede con la rimozione di dati o notizie nel caso in cui siano sessualmente esplicite o mettano a rischio il soggetto, per esempio nel caso di frode finanziaria o di furto di identità. Foto poco lusinghiere, dati come indirizzi e-mail o nome e cognome non saranno cancellati. 

 

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