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Cancellare notizie da internet: ricorsi al Garante contro Google

Cancellare notizie da internet: ricorsi al Garante contro Google

By ivananotarangelo

Cyber Lex
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Con l’ampia diffusione di informazioni online, sempre più individui si trovano a dover affrontare il problema delle informazioni dannose o obsolete che circolano su di loro su Internet. In risposta a questa sfida, sempre più persone stanno ricorrendo al Garante per la Protezione dei Dati Personali per chiedere di cancellare notizie da Internet, in particolare tramite Google. Questo fenomeno evidenzia l’importanza crescente del diritto all’oblio nel contesto digitale e solleva questioni cruciali sulla tutela della privacy e della reputazione online. Gli sforzi per cancellare notizie da Google rappresentano un tentativo di gestire il proprio profilo pubblico e di controllare le informazioni accessibili online, dimostrando la necessità di regolamentazioni adeguate e procedure efficaci per proteggere i diritti individuali nel mondo digitale.

Come cancellare notizie da Google? Ecco alcuni ricorsi al Garante contro Google

Nell’articolo di oggi, vi proponiamo tre ricorsi al Garante contro Google, relativamente al diritto all’oblio Google per cancellare notizie da Google.

Provvedimento del 15 giugno 2017

Durante una riunione presieduta dal dott. Antonello Soro, alla presenza della prof.ssa Licia Califano e di altri membri, il Garante per la protezione dei dati ha esaminato un ricorso presentato da un individuo, identificato come “XX”, contro Google Inc. e Google Italy. Il ricorrente ha richiesto la rimozione di specifici URL dai risultati di ricerca associati al proprio nome e cognome, citando il diritto all’oblio e lamentando il pregiudizio derivante dalla presenza di notizie obsolete relative a una vicenda giudiziaria risalente a oltre sedici anni fa.

Dopo una serie di comunicazioni tra le parti, con il provvedimento del 15 giugno 2017, il Garante ha deciso di accogliere parzialmente il ricorso, ordinando a Google la rimozione di uno specifico URL entro venti giorni dalla ricezione del provvedimento. Tuttavia, ha dichiarato il ricorso infondato per gli altri URL, considerando il ruolo pubblico dell’interessato e la natura delle informazioni coinvolte. Google è stata invitata a comunicare le azioni intraprese entro trenta giorni, sotto la minaccia di sanzioni in caso di inosservanza.

Provvedimento del 23 febbraio 2017

Durante una riunione con la presenza del presidente Soro e altri membri, il Garante ha esaminato un ricorso presentato da XY contro Google Inc. e Google Italy, chiedendo la rimozione di determinati URL dai risultati di ricerca associati a una vicenda giudiziaria del 2011. XY invocava il diritto all’oblio, sostenendo che i fatti erano ormai obsoleti e dannosi per la sua reputazione. Dopo aver richiesto riscontri, Google ha respinto le istanze, sottolineando l’attualità dei fatti e l’interesse pubblico alla conoscenza della vicenda.

Nonostante le argomentazioni di XY e la citazione di una sentenza della Corte di Cassazione, con il provvedimento del 23 febbario 2017, il Garante ha ritenuto infondato il ricorso, considerando ancora valido l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, data la gravità delle accuse e l’attività imprenditoriale di XY. Il Garante ha quindi dichiarato non fondato il ricorso e ha compensato le spese del procedimento tra le parti coinvolte.

Provvedimento del 25 giugno 2015

Durante una riunione del Garante con la presenza del presidente Soro e altri membri, è stato esaminato un ricorso presentato da XY contro Google Inc. XY ha chiesto la deindicizzazione di alcuni URL associati al suo nome e cognome su Google, in relazione a articoli riguardanti una vicenda giudiziaria del 2008-2011. L’interessato ha sostenuto che il decorso del tempo e la natura dei fatti non giustificassero più la loro visibilità pubblica. Dopo aver richiesto riscontri, Google ha respinto le richieste di XY, sottolineando l’interesse pubblico e la legittimità giornalistica degli articoli.

Con il provvedimento del 25 giugno 2015, il Garante ha accolto il ricorso di XY, ordinando a Google di deindicizzare gli URL indicati entro 30 giorni. Il Garante ha considerato che la vicenda in questione era un fatto isolato, la cui rilevanza mediatica era legata al contesto sociale dell’epoca. Le spese del procedimento sono state compensate tra le parti. Google è stato invitato a comunicare le azioni intraprese in risposta al provvedimento. Il mancato riscontro potrebbe comportare sanzioni.

Una breve considerazione finale

In conclusione, l’aumento dei ricorsi al Garante per cancellare notizie da Google riflette l’importanza crescente del diritto all’oblio nel contesto digitale. Questi casi evidenziano la sfida di gestire informazioni dannose o obsolete online e sollevano questioni cruciali sulla protezione della privacy e della reputazione individuale. Le decisioni del Garante dimostrano la necessità di regolamentazioni adeguate e procedure efficaci per garantire i diritti individuali nel mondo digitale. Le richieste finalizzate a rimuovere contenuti obsoleti Google sottolineano l’importanza di  l’obiettivo comune di gestire il proprio profilo pubblico e controllare le informazioni accessibili online, affrontando le sfide della società dell’informazione.