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Cancellare notizie da Google: le ultime richieste negate dal motore di ricerca

Dal 2016 ai sensi dell’art. 17 del GDPR, è possibile richiedere la cancellazione di contenuti da un sito web passando per il motore di ricerca Google, il motivo principale è quello di garantire una maggiore tutela della privacy e della reputazione online dei soggetti interessati in considerazione delle indicizzazioni dei loro dati personali attraverso link, a notizie potenzialmente lesive. Su internet è frequente che notizie e contenuti diffamato circolino liberamente, di talché questi possono mettere a rischio la reputazione di un soggetto, rischiando così di cagionargli un danno sia a livello professionale nonché personale.  Invero, per ragioni di privacy, la legislazione europea, come detto affrancata nel GDPR e nel codice della privacy, impone a tutti i soggetti di poter beneficiare del diritto all’oblio, vale a dire il diritto di richiedere la rimozione di determinate informazioni personali che ci riguardano, ed allo stesso modo che le nostre informazioni personali non siano più connesse rispetto ad un particolare fatto storico, purché non intervengano interessi opposti, come quello storiograficoInvero, il motore di ricerca Google, anche sensi della legislazione europea quale il GDPR, mette a disposizione un modulo idoneo affinché idoneo alla richiesta di rimozione delle informazioni personali dai risultati di ricerca, sia che si tratti di contenuti, quali immagini, video o notizie, o che si tratti di URL con la correlata indicizzazione del nostro nome.

Una panoramica sulle ultime decisioni in Italia inerenti ad URL non rimossi

Come detto, non sempre gli URL possono essere rimossi, allorquando vi sono interessi contrastanti in gioco, quali per esempio quello storiografico o quello di pubblica utilità di una determinata notizia, ovvero quando il soggetto interessato occupi un posto nel novero dei personaggi pubblici e che comunque godono di una certa reputazione a livello nazionale. In questo articolo andiamo ad esaminare proprio quelle richieste di rimozione inviate a Google ma che non hanno avuto alcun riscontro positivo.

Richiesta relativa al diritto all’oblio di un pubblico funzionario governativo

In primo luogo, l’autorità competente per la protezione dei dati personali, vale a dire il Garante Privacy, a cui è possibile rivolgersi attraverso un apposito reclamo, ha inoltrato a Google una richiesta di rimozione da parte di un ex funzionario governativo, avente una posizione di alto livello del capoluogo di una regione italiana. L’ex funzionario ha richiesto dunque di rimuovere dalle ricerche Google ben 43 articoli di notizie in cui veniva detto che lo stesso avrebbe accettato tangenti, e dunque avrebbe tenuto un comportamento punibile anche penalmente. Il funzionario è comunque stato condannato per il reato di corruzione. La risposta di Google alla richiesta di spiegazioni sulla negazione della rimozione delle URL in questione, è stata lapidaria. Invero Google ha considerato il fattore di pubblico interesse nel processo contro un funzionario governativo, di talché, il fatto che gli articoli siano stati scritti e pubblicati da professionisti e che, poi, le accuse siano state confermate anche attraverso una condanna penale, ha portato lo stesso motore di ricerca a non rimuovere le URL.

Richiesta relativa al diritto all’oblio di un privato cittadino di notizie relative ad omicidio

Google ha poi ricevuto, tra le tante richieste di cancellazione di contenuti lesivi sul web, una domanda di rimozione da parte un privato, il quale chiedeva di rimuovere dalle query di ricerca Google la somma di 40 articoli di notizie le quali erano conferenti alla condanna del privato per i reati di omicidio colposo e coinvolgimento in un tentativo fallito di liberare un prigioniero. Google, ha deciso di non rimuovere tutte le URL, infatti, il team ha attuato la rimozione per sole 5 URL, rifiutandosi di cancellare dal web le restanti 35 URL. Causa di questa decisione è stata la circostanza della gravità della condanna del proponente. Di quelle 5 URL rimosse, 3 erano già state eliminate dal web, probabilmente cancellate direttamente dai webmaster delle pagine ivi contenute. poiché i contenuti non erano più disponibili sul Web. Mentre le residue 2 URL sono state rimosse poiché che venivano visualizzate nei risultati di ricerca in relazione al nome del richiedente, nel rispetto della decisione degli autori di tali pagine di non nominare il privato.

Richiesta relativa al diritto all’oblio di una società

In ultimo, Google ha ricevuto una richiesta di rimozione da parte del Garante Privacy alla rimozione rimuovere 7 URL risalenti agli anni 2014 e 2015, in cui richiedente era una ex società di un privato, il quale veniva accusato del non pagamento dei suoi dipendenti nonché di essere stata assoggettata a procedure fallimentari.

Il risultato è stato che Google non ha ottemperato alla richiesta di cancellazione delle predette 7 URL, poiché il privato aveva fondato una nuova società nello stesso settore e le informazioni avevano comunque carattere rilevante per la vita professionale del privato.