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Cancellare Notizie da Google e Dignità del Trattamento dei Dati Personali

Assicurare il rispetto della dignità del trattamento dei dati personali, la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali è fondamentale al giorno d’oggi, soprattutto in un’epoca in cui il web è ricco di informazioni, spesso anche di carattere personale.  In Italia, l’autorità amministrativa indipendente che gestisce tale ambito è il GPDP (Garante per la Protezione dei Dati Personali), istituita dalla legge del 31 dicembre 1996, n.675. Sul suo sito ufficiale, tra i vari contenuti, sono pubblicati online anche varie normative e provvedimenti presi in merito alle richieste di rimozione contenuti personali da Google.

In virtù del diritto all’oblio, infatti, è possibile per un utente richiedere l’eliminazione di determinati risultati di ricerca Google ai sensi della legislazione europea sui dati personali per vari motivi: per eliminare il proprio nome da Internet, per rimuovere notizie personali che vengono restituite da Google tra i risultati del motore di ricerca all’inserimento di una query contenente il proprio nome e cognome, per segnalare contenuti che hanno violato i diritti al copyright, ecc.

Tuttavia, in questo tipo di richieste è Google stesso il giudice delle sentenze ed quindi lo stesso team di Google LLC a decidere quali richieste di rimozione approvare e quali respingere. Oltre a proteggere i propri algoritmi, infatti, Google deve anche proteggere, in qualità di motore di ricerca, altri diritti come il diritto alla cronaca, il diritto alle informazioni per i consumatori e la difesa della raccolta dati su Internet. Nel caso in cui Google respinga una richiesta di rimozione ma il legale che assiste il richiedente ritiene opportuno procedere con la segnalazione, ci si può rivolgere direttamente al Garante della Privacy, il quale può prendere una decisione conforme o meno a quella di Google.

Un esempio di decisione presa conformemente a quella precedentemente stabilita da Google è il Provvedimento del Garante della Privacy n° 9445947 del 2 luglio 2020. In questo caso, l’interessato aveva chiesto a Google LLC di rimuovere dai risultati di ricerca reperibili in associazione al proprio nominativo degli URL collegati ad articoli riguardanti una vicenda giudiziaria, nella quale egli era stato coinvolto e la quale si era conclusa con una sentenza di condanna nei suoi confronti. Egli riteneva che, essendo tale notizia risalente al 2018, ciò non fosse più rilevante per l’interesse pubblico e nemmeno più attuale.

Tale richiesta era stata però giustamente respinta dal team di Google, in quanto si tratta di un perfetto esempio di notizia ancora valida per l’interesse pubblico in quanto la condanna era ancora in atto, attuale perché accaduta da soli 2 anni e quindi priva di alcun motivo sussistente per godere del diritto all’oblio.

Tale decisione è stata infine confermata anche dal Garante della Privacy, al quale l’interessato si era rivolto insieme ai suoi legali per ribadire la sua richiesta di rimozione. Conformemente a quanto deciso in precedenza da Google, anche il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha infine rilevato che la vicenda giudiziaria oggetto degli URL di cui si chiedeva la rimozione risale ad epoca recente e riguarda la contestazione di gravi condotte eseguite dall’interessato nell’esercizio dell’attività professionale svolta ed in relazione alle quali è stato condannato. Pertanto deve ritenersi ancora sussistente l’interesse del pubblico a conoscere la relativa vicenda, anche in virtù del ruolo ricoperto dall’interessato, e pertanto il reclamo avanzato dal diretto interessato è da dichiararsi infondato.