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In Irlanda c’è un problema con il GDPR e Google, Microsoft, Facebook?

L’Irlanda è il “quartier generale” europeo di Apple, Facebook, Google, Microsoft e Twitter ed il Commissario per la protezione dei dati personali è stato criticato per non aver risolto i reclami sulla privacy, mossi contro questi colossi, determinando un ritardo sulle sentenze da dover emettere in altri paesi UE. Invero, l’Irlanda deve in sostanza garantire che tutte queste aziende rispettino il diritto UE ed anche il GDPR. Laddove l’Irlanda non avvia le indagini nei casi di abuso della privacy segnalati con gli appositi reclami, ne deriva un forte impatto sui casi di protezione dei dati personali da parte di altre Autorità di regolamentazione in ambito UE. La censura mossa all’Irlanda, e diretta più nel dettaglio al Consiglio irlandese per le libertà civili, è partita da attivisti per la privacy e regolatori così come riportato da Financial Times; il Consiglio lascerebbe troppi casi irrisolti e sarebbe addirittura più indietro della Spagna che, con un budget decisamente inferiore riuscirebbe a risolvere almeno una mole di casi di 10 volte maggiore rispetto all’Irlanda. È stato rilevato, in denuncia, che l’Irlanda stava indagando su circa 200 casi di protezione dei dati personali e che, alla fine del 2020 ne aveva conclusi solo 4. Parallelamente la Germania, ne chiudeva nello stesso periodo 52 su 176 in totale. A causa di questi ritardi, oggi l’Irlanda si trova a gestire almeno 164 denunce ,di cui il 98% irrisolte. Il problema per questo Paese sarebbe dunque relativo alla propria incapacità di gestire progetti su scala transfrontaliera. Ci sono regole che consentono al Comitato Europeo – per la protezione dei dati – di agire contro gli organismi di controllo della protezione dei dati a livello statale ma ha poteri limitati che non gli consentono di esercitare il potere su di un regolatore affinché questi agisca significativamente. Il Governo irlandese ha di fatto questo potere e può in forza di ciò esercitare un controllo maggiore sulla questione, essendo in grado di costringere il regolatore ad indagare sui reclami. Sebbene in maniera molto lenta, l’Irlanda ha in ogni caso fatto piccoli progressi contro WhatsApp, multando, il 2 settembre, il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook sulle proprie politiche generali sulla privacy. La multa, del valore di 257 milioni di dollari, è la più alta che l’Irlanda abbia mai imposto con i regolamenti GDPR, ed è la seconda più alta in Europa per casi analoghi. L’Irlanda ha cercato di respingere i tentativi di introduzione di un piano fiscale globale, il quale potrebbe indebolire il proprio status di paradiso fiscale per le grandi aziende. Per questo, sta ancora “combattendo” contro l’Unione Europea per il pagamento delle tasse arretrate di 14,4 miliardi di dollari nella nota vicenda Apple.