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Cosa è il diritto alla cancellazione?

Cosa si intende quando si sente parlare di diritto all’oblio privacy? Come si può ricorrere a tale diritto sul motore di ricerca Google, in quanto uno dei più utilizzati e diffusi al mondo? Continua a leggere questo articolo se vuoi saperne di più su tale argomento. Si può fare richiesta di deindicizzazione gdpr su Google ricorrendo al Regolamento Generale per la Protezione dei Dati, approvato dal parlamento nell’aprile del 2016 ed entrato in vigore nel 2018. Con ciò, è possibile per un individuo o un’azienda proteggere la propria immagine digitale, reputazione online e la propria privacy, facendo sì che tali informazioni diffamatorie e negative sul proprio conto non siano più reperibili in futuro da terze parti sul motore di ricerca.

 

Diritto all’oblio o diritto alla cancellazione

Il diritto alla cancellazione, meglio conosciuto come diritto all’oblio, esisteva già da molto tempo prima dell’avvento di internet, con un’accezione però leggermente diversa. Tale diritto, infatti, era quello che permetteva a ciascun individuo di non essere ricollegato, tramite i suoi dati personali, a fatti di cronaca dopo anni dal loro avvenimento e dalla loro conclusione. A partire dalla nascita di internet, poi, questo diritto si è esteso al mondo virtuale e permette allo stesso modo a ciascun utente di “sparire dal web” o quantomeno rendere invisibili alcuni frammenti di informazione che nuocciono alla sua reputazione ed ai quali non vuole più essere ricollegato.

L’estensione di tale diritto anche nel mondo virtuale è stata convalidata a partire dal 2016, anno in cui è stato emanato il GDPR ed in particolare l’articolo 17 di questo regolamento, entrato poi in vigore nel 2018.

 

Quando si può esercitare il diritto alla cancellazione?

Ovviamente, non è sempre possibile richiedere la cancellazione di informazioni a siti terzi solo perché non ci piacciono o solo perché riportano il nostro nome. Tali informazioni, infatti, secondo la normativa europea devono rispettare alcuni criteri per essere oggetto di diritto alla cancellazione, come ad esempio essere obsoleti, non pertinenti con gli argomenti trattati, dannosi per l’individuo, inadeguati, imprecisi o non più attuali. Inoltre, c’è anche bisogno che il contenuto personale che intendiamo rimuovere sia stato trattato in modo illecito, debba essere rimosso per un obbligo giuridico, non abbia più il consenso per essere trattato o non sia più necessario per il fine iniziale per cui era stato raccolto.

C’è infatti anche la possibilità che chi ha pubblicato le informazioni che intendiamo rimuovere si rifiuti invece di farlo e ne ha tutto il diritto se si trova in uno dei seguenti casi: un’informazione non può essere rimossa secondo il GDPR se la sua permanenza online è necessaria ad adempiere obblighi che richiedono il suo trattamento, all’archiviazione storica, statistica o scientifica, ad accertamenti, esecuzioni o difese di diritti in sede giudiziaria o all’esercizio della libertà di espressione e/o di informazione.

Soprattutto quest’ultimo, in particolare nei motori di ricerca, è uno dei motivi principali per cui spesso le richieste di cancellazione dei contenuti vengono respinte, in quanto i siti di informazioni o i motori di ricerca sono le prime fonti attraverso cui ormai, al giorno d’oggi, tutti si informano e quindi hanno diritto di poter continuare ad accedere alle informazioni.