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Diritto all’Oblio e Rapporto di Trasparenza Google

Spesso può capitare che delle notizie sul web riguardo la propria persona, professione o azienda possano compromettere definitivamente la reputazione di qualcuno, anche quando il soggetto in questione non se lo merita. Fortunatamente, a partire da una sentenza del maggio 2014, è stato garantito come diritto fondamentale il diritto all’oblio. Tramite questa espressione, si intende il diritto che ogni utente ha di richiedere ad un motore di ricerca, come Google ad esempio, di rimuovere determinati contenuti sul proprio nome

Ma cosa ha stabilito esattamente la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel 2014? Abbiamo già detto come il diritto all’oblio sia il diritto di richiedere a motori di ricerca come Google di rimuovere determinati contenuti sul proprio nome. Quando si può richiedere ciò? A stabilirlo è stata proprio questa sentenza, a partire dalla quale è possibile richiedere di rimuovere contenuti sulla propria persona ogni qualvolta essi siano ritenuti “inadeguati, irrilevanti, non più rilevanti, o eccessivi”, in particolar modo se l’individuo occupa un certo ruolo all’interno della vita pubblica e questo ruolo sia stato compromesso da ciò che è presente online. A partire da questa richiesta, quindi, verranno rimossi tutti gli URL dati in risposta alle query relative al nome dell’individuo in questione, su tutto il territorio europeo. A partire dal 29 maggio 2014, già solo dal motore di ricerca Google sono state ricevute più di 982.000 richieste di rimozione e sono stati eliminati quasi 4 milioni di URL.

Analisi delle statistiche nel report di trasparenza di Google 

Dai grafici presenti nel report di trasparenza di Google, si può notare come gli utenti che richiedono questo tipo di rimozioni sono per lo più dei privati (per una percentuale di circa l’88% dei richiedenti totali). Analizzando poi gli URL di cui è stata richiesta la rimozione, invece, sono state scoperte diverse informazioni interessanti.0 Primo fra tutti, il tipo di contenuto che è stato richiesto di rimuovere: nella maggior parte dei casi si tratta di richieste contenenti informazioni insufficienti, ovvero di richieste che non sono potute andare a buon fine perché per esempio il richiedente non ha specificato per intero l’URL (fornito in maniera incompleta) o non ha indicato con esattezza il motivo della richiesta di rimozione dell’URL.

Al secondo posto in questa “classifica” di richieste più effettuate troviamo quelle che riguardano le informazioni professionali, ovvero quei contenuti come l’indirizzo di lavoro, le informazioni di contatto o le informazioni generali sulle attività lavorative della persona richiedente. Successivamente, troviamo tra i contenuti spesso richiesti per essere rimossi anche contenuti vari, contenuti autoprodotti e contenuti riguardanti attività illegali (come quelli riguardanti un’accusa, delle testimonianze o lo stato di vittima della persona richiedente). In percentuali ancora minori, troviamo infine richieste di rimozione di contenuti riguardanti informazioni personali (come l’indirizzo personale, le informazioni di contatto, immagini e/o video della persona, ecc.), illeciti professionali (che fanno cioè riferimento ad attività criminali o sentenze dei tribunali come reati, assoluzioni o proscioglimenti che riguardano nello specifico un ruolo professionale) ed altri.

Molto interessante da notare nelle indagini effettuate da Google è anche la percentuale dei siti da cui è stato richiesto di rimuovere più contenuti. Oltre a siti di vario genere, spesso si tratta di siti di notizie, di directory e, come ci si può ben aspettare, anche di social media. Tra i siti più interessati nell’elenco europeo dei domini da cui sono stati rimossi il maggior numero di URL nella Ricerca Google, infatti, troviamo al primo posto Facebook, social network in cui spesso circolano informazioni non controllate, generate da qualsiasi utente voglia scrivere liberamente qualsiasi cosa. Spesso, però, questa estrema libertà sfocia nell’odio online e nella creazione di alcuni contenuti creati appositamente per rovinare la reputazione di qualcuno. Motivo per cui, in moltissimi casi, il suddetto social network si è trovato al centro di richieste di rimozione di questo genere. Tra gli altri siti al centro di queste richieste di rimozione, troviamo tra i primi in classifica europea anche l’annuaire francese, Twitter, Youtube, Profile Engine e molti altri. Analizzando invece una classifica strettamente italiana, vediamo che i siti da cui è più spesso richiesto di rimuovere contenuti sono soprattutto social network, tra cui i più frequenti Instagram, Facebook, Youtube e Twitter.