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Diritto all’Oblio Google, leggi questo interessante recente provvedimento del Garante

 Il termine diritto all’oblio viene inteso come il potere di disporre dei propri dati personali, nel senso di poter scegliere e richiedere la cancellazione dei dati o anche del proprio nome addirittura sui motori di ricerca, o ancora la rimozione di articoli e notizie in internet che hanno dominio pubblico e che riguardando il soggetto interessato. In questo senso quando ci si accosta alla sfera della privacy di un soggetto, e soprattutto nella ipotesi in cui si utilizzi l’espressione diritto all’oblio, si fa riferimento alla facoltà dell’interessato ad essere dimenticato o non essere più collegato ad una determinata notizia che lo riguarda, la quale può creargli disagio. Il Garante Privacy, autorità competente alla verificazione del rispetto delle norme sulla privacy e sul codice in materia di dati personali, può essere chiamato in causa attraverso la compilazione di un reclamo, proprio per la richiesta di rimozione delle informazioni ovvero la deindicizzazione dei dati personali.

Provvedimento del Garante Privacy 

Questo provvedimento il Garante decide sulla questione rilevante l’invocazione del diritto all’oblio quale tutela “al legittimo interesse di ciascuno a non rimanere indeterminatamente esposto ad una rappresentazione non più attuale delle propria persona, derivante dalla reiterata pubblicazione di una notizia”. L’interessata del presente provvedimento aveva definito di aver già richiesto la rimozione di alcuni URL a Google, precisamente in data 12 febbraio 2020, ma quest’ultimo le aveva negato la cancellazione, adducendo che le informazioni relative alla donna fossero di natura ancora pertinente, e giustificando il lascito dall’interesse storiografico.

I motivi della decisione di Google

Secondo Google, la rimozione è giustificata in quanto le URL rimandavano ad articoli pubblicati da giornali locali relativi ad un procedimento penale all’esito del quale donna era stata condannata a 3 anni e 6 mesi di reclusione perché ritenuta colpevole dei i reati di rapina e rapina aggravata tentata più una misura di sicurezza. La notizia, nel caso di specie, appariva vera e dunque non vi è motivo per il quale il motore di ricerca avrebbe dovuto accogliere la richiesta di rimozione, anche in ossequio all’interesse storiografico. Tuttavia, da vari accertamenti è risultato che la pena fosse stata espiata in luglio 2017, non facendosi menzione alcuna della misura di sicurezza, che come tale era stata comminata poiché la donna era stata ritenuta soggetto pericoloso per la collettività.

La decisione del Garante

Secondo quanto riportato dal Garante, viste le norme di cui al GDPR, il quale regola le fattispecie di di diritto all’oblio all’art. 17, 4 URL hanno al loro interno una fotografia della reclamante la quale può essere ricondotta a quelle foto scattate in ambito di segnaletica poliziesca. In tale ambito, la diffusione può avvenire, dice il Garante, “solo per il perseguimento di specifiche finalità di giustizia e polizia” ai sensi dell’art.14 del d.P.R. 15 gennaio 2018, n. 15. Dunque Il Garante ritiene fondato il reclamo dell’interessata e contestualmente ordina a Google la rimozione degli URL con la foto di cui sopra, che creano pregiudizio alla donna in merito alla propria reputazione. Tuttavia ritiene, allo stesso modo, di non doversi accogliere il reclamo laddove le foto non sono presenti negli URL, poiché la notizia appare di fondato interesse collettivo.

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