Google condannata dal Tribunale di Roma a rimuovere contenuti lesivi e a pagare le spese di lite
19 Novembre 2024
Cancelliamo i Dati Indesiderati
Tel. 06 39754846
Con la sentenza n. 5423/2024, il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso di un cittadino italiano che aveva richiesto la rimozione di due URL dai risultati del motore di ricerca Google, contenenti informazioni ormai obsolete e pregiudizievoli per la sua reputazione. Il giudice ha dichiarato la violazione del diritto all’oblio da parte della piattaforma, condannandola a rimuovere i collegamenti e a pagare le spese di lite.
La controversia prende avvio nell’estate del 2022, quando il ricorrente, già coinvolto in un procedimento penale conclusosi con la dichiarazione di prescrizione, aveva richiesto a Google di cancellare due URL contenenti notizie di cronaca riferite alla vicenda. Tali notizie, benché non più attuali, continuavano a comparire nei risultati di ricerca associati al nome del ricorrente, causando un ingiustificato pregiudizio alla sua reputazione personale e professionale.
Nonostante il ricorrente avesse inoltrato una richiesta formale di deindicizzazione ai sensi del GDPR, Google rigettava l’istanza, adducendo una presunta incompletezza della documentazione allegata.
Solo dopo la notifica del ricorso al Tribunale di Roma, la piattaforma procedeva alla rimozione dei collegamenti. Tuttavia, il giudice ha ritenuto tale condotta tardiva e in violazione del diritto all’oblio, sancendo la responsabilità della piattaforma e condannandola alle spese legali.
La sentenza del Tribunale di Roma si pone come un ulteriore tassello nella giurisprudenza italiana in materia di diritto all’oblio e protezione dei dati personali, regolata principalmente dall’art. 17 del GDPR. Il diritto all’oblio garantisce a ogni individuo la possibilità di ottenere la cancellazione di informazioni personali da internet e dai motori di ricerca, quando queste risultino non più rilevanti, obsolete o lesive della dignità personale.
In linea con le Linee guida del Garante per la protezione dei dati personali, i motori di ricerca come Google sono obbligati a valutare attentamente le richieste di cancellazione e a rimuovere tempestivamente i contenuti che non soddisfano più il requisito dell’interesse pubblico. La sentenza richiama inoltre la nota decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel caso “Costeja” (C-131/12), che ha introdotto il principio secondo cui i motori di ricerca svolgono un ruolo attivo nel trattamento dei dati personali e sono tenuti a rispettare gli obblighi di cancellazione previsti dal GDPR.
Il Tribunale ha inoltre ribadito che la deindicizzazione deve avvenire rapidamente, evitando ritardi che possano aggravare il danno all’interessato. La condanna alle spese di lite imposta a Google sottolinea l’importanza di un comportamento diligente da parte delle piattaforme tecnologiche, ribadendo che l’inerzia nel rispondere alle richieste legittime costituisce una violazione del diritto.
Questa decisione si inserisce in un quadro normativo e giurisprudenziale sempre più attento alla tutela dei diritti degli utenti digitali. Provvedimenti come quelli del Garante Privacy, che richiamano le piattaforme al rispetto dei diritti sanciti dal GDPR, rappresentano un fondamentale strumento per garantire l’effettività del diritto all’oblio e per impedire che informazioni obsolete continuino a danneggiare ingiustamente la reputazione degli individui.
Per ulteriori informazioni su come cancellare notizie da Google, rimuovere notizie da internet o esercitare il proprio diritto all’oblio, contattate Cyber Lex al numero 06-39754846.
