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Privacy e newsletter, cosa dice il GDPR

Prima di parlare delle newsletter è utile fare una breve disamina sulla importanza della privacy online nel mondo digitale di oggi. Sono molti i termini coniati nel nuovo mondo digitale ed altrettanti sono gli strumenti a tutela del soggetto che voglia evitare o rimuovere notizie che lo riguardano e che gli creano pregiudizio alla privacy o alla reputazione online, uno di questi è il diritto all’oblio. Il termine diritto all’oblio viene inteso come il potere di disporre dei propri dati personali. Per disposizione si intende la cancellazione dei dati che si presentano sotto forma di articoli o notizie nel web di dominio pubblico riguardanti il soggetto interessato.

In questo senso quando ci si accosta alla sfera della privacy di un soggetto, e soprattutto nella ipotesi in cui si utilizzi l’espressione diritto all’oblio, si fa riferimento alla facoltà dell’interessato ad essere dimenticato o non essere più collegato ad una determinata notizia che lo riguarda, la quale può creargli disagio.

Nella maggior parte dei casi, siffatti episodi sono per lo più connessi a vicende di natura giudiziaria di carattere penale. Si pensi a vicende riguardanti omicidi, reati tributari o casi di pedofilia, in queste particolari ipotesi viene da sé che il reo, soprattutto se interessato da una pronuncia assolutoria non voglia più essere accostato alla vicenda storica, e voglia avere la possibilità di vedere riabilitato il proprio nome ed il proprio status sociale.

Le newsletter e la tutela della privacy, uno sguardo al GDPR

Innanzi tutto iniziamo con il dire cosa si intende con il termine newsletter. Invero, questo è un messaggio di posta elettronica che viene inoltrato agli iscritti ad un servizio, nella maggior parte dei casi ad un sito web al fine di tenerli aggiornati sulle novità di quest’ultimo. Il suo invio, gratuito o a pagamento, è periodico.

Ma come funziona dal punto di vista normativo una newsletter?

L’impostazione corretta del processo di creazione e gestione della newsletter evita di incorrere nei rischi sanzionatori previsti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali e, in particolare, delle sanzioni previste dall’art. 83 GDPR.

Esistono diversi tipi di newsletter, quelle positivizzate sono dei Data Protection Officer rivolte dunque ai titolari del trattamento attraverso le quali il DPO adempie all’obbligo di informazione previsto dall’art. 39 GDPR sui temi più rilevanti in materia di conformità alla normativa privacy.

Anche le Pubbliche amministrazioni hanno delle newsletter, tanto che nell’ambito delle loro funzioni istituzionali svolgono servizi di informazione e sensibilizzazione della collettività. Invero, molti Comuni, hanno adottato un metodi di informazione web attraverso le newsletter dove informano i cittadini sui servizi e le attività promosse dall’ente territoriale, o ancora, la newsletter dell’Autorità Garante la quale informa in merito ai provvedimenti emanati dall’Autorità.

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