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Cancellare notizie da Google: le ultime decisioni nel Transparency Report

Il diritto all’oblio è stato introdotto con la normativa del 2016, precisamente con l’articolo 17 del GDPR, che tiene conto del diritto di richiedere la deindicizzazione stabilito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea con la sentenza c.d. Costeja.

La sentenza Costeja è stata pronunciata dalla Corte di Giustizia Europea, da ora CGUE, il 13 maggio 2014 e ha dichiarato che un interessato ha la facoltà di chiedere al fornitore del motore di ricerca, di rimuovere notizie pregiudizievoli, obsolete e non aggiornate nonché link verso pagine web dall’elenco di risultati, anche definite query, che appare nei suggerimenti successivamente all’immissione nella barra apposita di parole chiave e dati, quali nome e cognome di un soggetto.  

Successivamente alla pronuncia di cui si parla, gli interessati ad ottenere la cancellazione o la deindicizzazione dei loro dati personali dai motori di ricerca, appaiono essere maggiormente consapevoli sul loro diritto di cancellazione. Sul punto è stato osservato che le Autorità di controllo preposte ex lege, come Garante Privacy, hanno avuto un radicale aumento di reclami riguardanti il rifiuto da parte dei fornitori di motori di ricerca per la deindicizzare di link lesivi.

Quali sono i motivi della mancata rimozione

Alcuni dei principali fattori che portano Google a non cancellare gli URL o le notizie pregiudizievoli, possono essere qui sintetizzate: 

-l’esistenza di soluzioni alternative alla rimozione, come la deindicizzazione;

-motivi tecnici o URL duplicati;

– la pagina contiene informazioni rilevanti per l’interesse pubblico e dunque storiografico;

in merito a quest’ultimo punto, è bene chiarire che la determinazione a se un contenuto possa risultare di interesse pubblico o meno appare complicato e può comportare di considerare per questo alcuni fattori diversi tra loro: uno è a titolo esemplificativo e non esaustivo il fatto che i contenuti possono essere relativi alla vita professionale del richiedente, ovvero ad un crimine commesso dallo stesso, o anche ad una carica politica o a una posizione nella vita pubblica.

Una panoramica sulle richieste ricevute negli ultimi tempi

Una richiesta proveniente dall’Austria, nella quale Google, aveva ricevuto da un genitore, per conto di suo figlio, di rimuovere da Google 97 URL nel 2019. Secondo i siti di social media e gli articoli di notizie, l’altro genitore avrebbe denunciato la scomparsa del minorenne. Il richiedente ha fornito le prove che confermavano che fosse l’unico tutore del minorenne e che quest’ultimo non fosse scomparso. Il risultato dell’inoltro di questa richiesta è stato positivo, Google ha rimosso ben 92 URL poiché avevano all’interno informazioni sensibili di un minorenne. Le altre 5 URL che erano state fornite dal richiedente al fine della loro eliminazione peccavano di incompletezza e dunque non era stato possibile cancellarle. Ancora, una richiesta proveniente dal Belgio: in questo caso, l’autorità competente per la protezione dei dati personali del Belgio ha inoltrato a Google una richiesta di rimozione da parte di un privato, il quale chiedeva la eliminazione dalle query Google, di 2 articoli riguardanti notizie in cui si parlava dei suoi crimini e delle sue condanne passate, tra cui ripetuti atti di violenza fisica e lo stupro di un minorenne. Nel caso di specie, Google ha considerato la natura particolarmente grave dei crimini nonché l’interesse storiografico del pubblico, ed ha proteso per un non accoglimento della richiesta di eliminazione delle URL.

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