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Diritto all’oblio e il risarcimento dei danni d’immagine

Il diritto all’oblio, è stato introdotto nell’art 17 del GDPR, vale a dire il Regolamento sulla protezione dei dati personali. Il termine diritto all’oblio nella sua accezione più comune è inteso quale potere di disporre dei propri dati personali, nel senso che l’interessato può richiedere l’eliminazione dei dati che si presentano sotto forma di articoli o notizie su internet, intese come pagine web, articoli di giornale, post sui social etc, purché questi siano di pubblico dominio e siano atti alla diffusione e, naturalmente riguardanti il soggetto interessato. Per questo motivo, quando ci si accosta alla privacy di un soggetto, e soprattutto nella ipotesi in cui si utilizzi l’espressione diritto all’oblio, si fa riferimento alla facoltà dell’interessato ad essere dimenticato o non essere più collegato ad una determinata notizia che lo riguarda, la quale può creare un danno alla propria reputazione.

La giurisprudenza sul diritto all’oblio

Il diritto all’oblio, viene introdotto grazie ad una pronuncia del 2014 della Corte di Giustizia Europea, vale a dire la nota sentenza Costeja, da quel momento, sono è stata decretata l’importanza del diritto fondamentale per il soggetto ad essere dimenticato e non più accostato a notizie pregiudizievoli. In questo senso è stata recentemente varata la riforma sulla giustizia penale c.d. Riforma Cartabia, la quale ha positivizzato ed snellito l’iter procedimentale per poter adire al beneficio dle diritto all’oblio.

Il risarcimento danni per il diritto all’immagine

Secondo una recente sentenza della Corte di Giustizia per i Diritti dell’Uomo, emessa nel 2021 non sussiste la violazione dell’art. 10 della Convenzione Ue per i diritti dell’uomo laddove una testata giornalistica online venga condannata al risarcimento dei circa l’immagine di un soggetto, allorquando il danno è connesso alla mancata rimozione di un contenuto delle proprie pagine web. Le motivazioni possono essere così riassunte. In primo luogo la condanna al risarcimento dei danni per violazione del diritto all’oblio da parte di una testata online che non aveva provveduto alla deindicizzazione di un articolo non è violativo del predetto art. 10 della Convenzione recante libertà di espressione

Il fatto e la decisione

La vicenda che ha portato alla decisione della Corte è iniziata nel 2008 quando la testata online “Prima Di Noi” aveva pubblicato la notizia di una lite avvenuta nel loro ristorante tra due fratelli, finita a coltellate. Nel 2010 uno dei fratelli e parte della litigata aveva indetto una causa civile nei confronti della testata giornalistica al fine di chiedere il risarcimento dei danni da lesione del diritto all’oblio, per la mancata rimozione o anche deindicizzazione, dell’articolo. L’attore lamentava la violazione del suo diritto alla privacy in quanto l’articolo pubblicato dal giornale online risultava di facile reperibilità sul web e per questo era stato determinato un danno di grave all’immagine del ristorante. Invero, digitando il nome del ristorante su Google, i primi risultati nelle query di ricerca Google erano proprio quelli che riguardavano  la notizia della lite tra i due fratelli.

La risposta del direttore del giornale

Il direttore della testata, dal canto suo, riteneva che il suo fosse stato un lavoro corretto, avendo riportato, seguendo quanto stabilito dalla legge e non avendo travalicato i limiti di continenza e pertinenza, e tra l’altro essendosi limitato alla sola verità dei fatti con accuratezza, che non avesse alcun obbligo di rimozione della notizia dalla propria pagina web, anche perché erano passati solo due anni dalla vicenda.

L’evoluzione dell’iter giudiziario

Il direttore del giornale in ogni caso, una volta persa la causa in giudizio, si vedeva condannato a pagare un risarcimento del danno pari a 5.000 euro. Il condannato, ritenuto che la sentenza condannatoria violasse il menzionato art. 10 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo, proponeva ricorso alla Corte Europea al fine di ottenere che lo Stato italiano fosse condannato a risarcire i danni che aveva patito.

Su cosa si basava il ricorso del direttore del giornale?

La tesi portata innanzi dal direttore del giornale riguardava la libertà di espressione da una parte, ed il diritto di cronaca, dall’altra. Entrambi, secondo quanto chiarito dal direttore per il tramite dei suoi legali, dovevano essere garantiti ai sensi dell’articolo 10 della CEDU, di talché la condanna al risarcimento dei danni ai due fratelli per il danno all’immagine del ristorante risultasse illegittima.

La posizione della Corte di Giustizia per i Diritti dell’Uomo

La posizione della Corte di Giustizia per i Diritti dell’Uomo è stata molto chiara, questa rigettava rigettare il ricorso promosso dal direttore. Per prima cosa è stato chiarito come rimuovere o deindicizzare l’articolo non erano attività dispendiose per la testata, tali che le stesse potevano ben essere effettuate senza aver alcun pregiudizio. Ancora, la Corte ha evidenziato come la natura penale della vicenda coinvolgesse dati sensibili meritevoli di una tutela rafforzata. Ulteriore passaggio ermeneutico è stato  passaggio quello conferente il calare dell’interesse storiografico rispetto alle notizie di cronaca in ragione del lasso di tempo intercorso dalla vicenda. Invero, il mantenimento online successivo alla richiesta di rimozione, 8 mesi dal fatto, non è stato ritenuto giustificato dai Giudici. Ultima considerazione operata dalla Corte è stata quella inerente la circostanza che il direttore veniva condannato ad un risarcimento di natura economica, non avendo mai subito un procedimento penale. La restrizione del diritto previsto dall’articolo 10 della Convenzione EDU, in ragione della legislazione nazionale, è sembrata per questo “ragionevole perché bilanciata rispetto agli interessi in gioco e, comunque, proporzionata per quantità e qualità della sanzione”.

Per concludere

L’impiego dello strumento telematico di comunicazione determina, in capo a soggetti qualificati, quali giornalisti e direttori di giornali, una maggiore responsabilità, come nel caso poc’anzi menzionato. Il bilanciamento deve sempre essere effettuato tra il diritto di cronaca e l’interesse storiografico da parte della collettività e quello all’oblio del singolo.