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Quando Google cancellava notizie di reato prima del GDPR

Il diritto all’oblio, introdotto nel nostro ordinamento dall’art. 17 del Regolamento (UE) nr. 679/2016 sulla protezione dei dati personali, anche conosciuto come GDPR, è confacente a quel diritto di essere dimenticati. 

La norma di cui sopra determina una serie di cause alla presenza delle quali il soggetto interessato ha il diritto di ottenere dal Titolare del Trattamento l’eliminazione delle notizie pregiudizievoli allo stesso relative senza margini di ritardo. Per fare un esempio, un soggetto può richiedere la cancellazione del proprio nome da Google ovvero la rimozione dalle notizie dalle ricerche Google, nel caso in cui i propri dati personali non siano più indispensabili rispetto alle finalità per i quali venivano conseguiti o trattati o quando si sia revocato il consenso al trattamento o quando ancora i dati siano stati raccolti in maniera illecita.

Ad oggi, il diritto all’oblio è stato anche oggetto di riforma Cartabia sul processo penale, la quale determina l’ottenimento automatico della cancellazione dal web delle notizie de qua laddove sia incorso un provvedimento dell’autorità giudiziaria di assoluzione piena.

La cancellazione delle notizie di reato da parte di Google

La vicenda che ha originato il processo origina da un fatto del 2007 in cui veniva condannato Ronald Castree, 61 anni, per aver rapito, aggredito e accoltellato a morte Lesley Molseed,di anni  11 anni. La giovane ragazza prima rapita, aveva difficoltà di apprendimento, la vicenda però è stata rimossa dai risultati di ricerca di Google dopo la sentenza dell’UE di maggio 2014, cioè la c.d. sentenza Costeja. La Corte ha concesso alle persone il diritto di far cancellare dal web risultati “inadeguati”. L’editore della notizia il giornale online “MailOnline” ha paragonato la mossa a “bruciare libri che non ti piacciono”.  Di contro, allo stesso modo, veniva rimossa anche una seconda notizia, quella inerente ad un padre di due Hugh Wilson, 63 anni, morto in un incidente aereo nel 2009.

Cosa dice la Corte suprema

All’inizio dell’anno la Corte suprema europea ha stabilito che i soggetti hanno il diritto di vedere cancellati dal web risultati pregiudizievoli, irrilevanti ed inadeguati che possono creare loro un danno. Proprio da tale affermazione ha portato il motore di ricerca a essere sobbarcato di richieste di rimozione di notizie lesive della reputazione online, e dunque di beneficiare del diritto all’oblio.

Cosa ha riferito Google sulle storie rimosse

Un portavoce di Google non ha voluto commentare le singole storie, ma ha affermato che,” sebbene la società non fosse d’accordo con la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, doveva rispettarla.” Per privacy Google non riferirà i dettagli di chi ha chiesto la rimozione degli articoli.

 

 

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