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Cancellare l’autocomplete nella “tendina” di Google rientra nell’ambito di applicazione del GDPR

 

Google è davvero un mondo ricco di contenuti e sorprese, per questo motivo cerchiamo di dare una spiegazione al c.d. autocomplete, o anche denominato “completamento automatico”. Invero. questo, come rileva lo stesso Google nella finestra di supporto, è una funzione della Ricerca Google che ti consente di completare più velocemente le ricerche che inizi a digitare. I sistemi di Google  che sono automatici creano molte previsioni che coadiuvano ed aiutano gli utenti a risparmiare molto tempo in sede di ricerca, e gli permette contestualmente di completare in modo rapido la stessa.

Da dove originano la previsione di completamento automatico o autocomplete di Google

Google rileva che tali previsioni del completamento automatico rimandano a quelle specifiche ricerche che vengono eseguite tutti i giorni su Google. Al fine di determinare quali sono le previsioni da mostrare, i sistemi di Google ricercano le query comuni che somigliano a ciò che un utente qualunque inizia a digitare nella casella di ricerca, tuttavia, per una maggiore specificità vengono considerati anche altri fattori come ad esempio:

-la lingua in cui viene operata la ricerca;

– il luogo da cui proviene una query;

– l’interesse crescente per una determinata ricerca;

– le ricerche precedenti effettuate dall’utente specifico.

Tutti questi fattori consentono all’autocomplete di rivelare le previsioni che risultano essere maggiormente utili e che sono inerenti ad un luogo particolare o ad un momento storico preciso, per fare un esempio diritto all’oblio e relativo alle ultime notizie.

Oltre che alle previsioni di ricerca complete, uno degli scopi e delle funzioni di completamento automatico può anche prevedere quelle che sono singole parole o anche frasi che si basano su ricerche reali su internet.

Quanto sono precise le query con l’autocompletamento

Le previsioni del completamento automatico non sono perfette, questo è chiaro, e per questo è possibile che vengano visualizzate previsioni inaspettate o scioccanti. Le previsioni non sono affermazioni su fatti o opinioni, ma in alcuni casi potrebbero essere percepite come tali. A volte, infatti, alcune previsioni di autocompletamento potrebbero avere minori probabilità di generare contenuti affidabili. Per questo laddove siffatte previsioni problematiche non vengono rilevate dai sistemi automatici, il Team di Google si raccomanda di segnalare con appositi modelli per conseguentemente rimuovere tutte quelle che violano le norme. 

Il completamento automatico nell’ottica del GDPR

Il GDPR è il Regolamento (UE) nr. 679/2016 che ha introdotto il nuovo Codice della Privacy in materia di protezione dei dati personali che introduce degli importanti strumenti a tutela del c.d. diritto all’oblio anche conosciuto come “il diritto all’essere dimenticati” o anche alla “cancellazione dei propri dati personali”. Strettamente collegato all’esercizio di tale diritto, di cui all’art. 17 del Regolamento (GDPR), è proprio il diritto alla deindicizzazione dei dati personali da Google ovvero la possibilità per il soggetto interessato di far rimuovere dai risultati di ricerca i contenuti ritenuti lesivi della propria dignità personale e/o professionale, obsoleti o anche falsi.

L’autocompletamento non viola le norme de quo, infatti non vengono catturati dati personali, o meglio laddove venissero catturati, come le preferenze in tema di ricerche recenti che si vanno ad aggiungere ad altre per formare il c.d. autocomplete, questi servono a Google per poter offrire servizi sempre più innovativi. Appare chiaro come però, nel momento in cui iniziamo ad usare Google ed i suoi prodotti verremo messi al corrente attraverso delle notifiche apposite di tutto ciò che riguarda i nostri dati personali, e sulle funzioni dei vari prodotti Google attraverso il c.d. consenso informato e la DPIA.

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