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Come funziona il diritto all’oblio nel mondo?

Il concetto di diritto all’oblio è stato introdotto per la prima volta nel 2014 attraverso il pronunciamento della Corte di Giustizia della c.d. sentenza Costeja, che oggi prende il nome comune di sentenza Google Spain. 

Il diritto all’oblio, con il passare del tempo è stato oggetto di positivizzazione attraverso l’art. 17 del GDPR, vale a dire il Regolamento della protezione dei dati personali del 2016 nonché approvato, anche con l’ausilio di altre e numerose sentenze quale diritto fondamentale dell’uomo a ricrearsi una nuova identità, avulso dai pregiudizi realizzati grazie ad una determinata notizia obsoleta o inesatta.

Il GDPR in Europa

Il GDPR, che è il il regolamento sulla protezione dei dati personali, è un testo aggiornato a seguito di tutte le mutazioni avvenute della società moderna, la quale man mano è entrata in un’ottica di sempre maggior digitalizzazione delle interazioni sociali.  Invero, tale codice della privacy in materia di diffusione dei dati personali è stato voluto fortemente da tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, e costituirà pietra angolare nell’ambito del diritto alla cancellazione dei dati personali e diritto alla deindicizzazione dei risultati di ricerca.  Dall’entrata in vigore del testo, avvenuta in Italia il 25 maggio 2018, tutti gli attori coinvolti, tra cui liberi professionisti, aziende, pubbliche amministrazioni, dovranno allinearsi ed adeguarsi alla nuova normativa.

Prescindendo dal fatto che molte possono essere le ragioni per cui può essere richiesto ad un motore di ricerca di cancellare una notizia, ad esempio una persona potrebbe desiderare che le pagine di ricerca vengano cancellare, poiché includono scandali, imbarazzi, giudizi sbagliati, e così via che arrecano un pregiudizio notevole alla reputazione online del soggetto che ne fa richiesta.

Il diritto all’oblio nel Regno Unito

Nel Regno Unito, come in Italia vi è un vero e proprio Regolamento, che viene chiamato il “Rehabilitation of Offenders Act”, il quale ingiunge a che le condanne penali non debbano essere prese in considerazione a seguito del passaggio di un certo periodo di tempo dall’emissione delle stesse, per condizioni come l’occupazione e l’assicurazione. 

Negli Stati Uniti, invece, la trasparenza ed il diritto alla libertà di parola regnano sovrani, anche se nell’UE RTBF è un diritto umano.

Ci sono dei criteri affinché le notizie possano essere definite come pregiudizievoli ed ingiuste, e questi si desumono, brevemente da:

-accuratezza delle informazioni;

-inadeguatezza delle informazioni;

-irrilevanza delle informazioni;

– carattere eccessivo delle informazioni;

– interesse pubblico della notizia.

Gli Stati Uniti ed il diritto all’oblio 

Gli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, dove ormai il diritto all’oblio anche grazie alla nuova riforma sulla giustizia, oggi meglio conosciuta con il nome di riforma Cartabia, è diventato alla stregua quasi di un diritto fondamentale ottenibile grazie ad un reclamo all’Autorità Garante della privacy o anche grazie ad una segnalazione mediante la compilazione di un modulo facilmente reperibile su qualsiasi tipo di browser. Invero, negli Stati Uniti non hanno ancora riconosciuto il c.d. il “diritto all’oblio” in quanto lo stesso, si pone che interferenza con tutti quei diritti del Primo Emendamento e la libertà di espressione.

Infatti, si pensi che negli USA una persona non può richiedere la rimozione dei dati personali dal web, se è lo stesso autore che ne ha creato il contenuto. Dunque, per fare un esempio, se una persona realizza un sito internet o anche un account sui social media, può addurre modifiche alle proprie impostazioni di sicurezza ovvero cancellare il sito internet. Il primo passo è visitare questo sito e scegliere tra le opzioni “Ricerca Google” e fornire prova che siamo effettivamente la persona coinvolta nel pregiudizio delle notizie.

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