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Diritto all’oblio su internet, il caso di Giovanna Cucè

Diritto all’oblio su internet, il caso di Giovanna Cucè

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Preliminarmente è bene operare una seppur sintetica ma esasustiva panoramica sul diritto all’oblio. Invero il diritto all’oblio, concepito in tempi recenti a partire dalla pronuncia della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, e poi positivizzato nel 2018 all’interno del Regolamento sulla protezione dei dati personali oggi conosciuto come GDPR, è il baluardo di tutti coloro che si trovano per lavoro o anche solo per piacere su internet. Infatti coloro che usano nel quotidiano internet e motori di ricerca come Google, sanno perfettamente che proteggere la propria reputazione può essere un compito complesso, per questo è importante mantenere una buona immagine sul web.

Dunque il diritto all’oblio è quell’istituto giuridico il quale determina, ormai in maniera consolidata, la possibilità per i soggetti interessati di richiedere la cancellazione dei propri dati personali e di eliminare informazioni personali da Google, sotto forma di immagini, notizie di cronaca o anche URL associate ai propri dati personali, dalla rete laddove questi risultino essere inappropriati, obsoleti o anche lesivi della loro reputazione. Tuttavia, questo diritto non è universale ma ha dei limiti.

I limiti del diritto all’oblio nel mondo giornalistico: la storia di Giovanna Cucè

Il diritto all’oblio, come detto nel paragrafo precedente, può essere limitato dall’interesse pubblico o dalla libertà di stampa. Invero, il diritto alla cancellazione dei dati personali  è stato introdotto con la funzione di proteggere la privacy e garantire che le informazioni pubblicate online siano accurate e rilevanti. Ma, come detto, a volte questo diritto di rimozione delle notizie entra in conflitto con il diritto alla conoscenza e alla verità storica.

Questo è stato recentemente dimostrato da un caso di cronaca che ha sollevato importanti questioni sulla natura e sui limiti del diritto all’oblio. Nel caso in questione, la Rai aveva ricevuto delle minacce di risarcimento danni in relazione ad un documentario condotto dalla giornalista Giovanna Cucè sulla vicenda di “Rita Atria, ragazza in fuga da una famiglia mafiosa, confidente di Borsellino, morta suicida poco dopo l’assassinio del giudice”. La Rai ha così rimosso il documentario rendendolo non più visibile.

La giornalista Cucè, nel rispetto della memoria della ragazza aveva richiesto che lo stesso fosse di nuovo visibile ed accessibile a tutti. Questo particolare caso ha messo in evidenza i limiti e le sfide del diritto all’oblio. Da un lato, la estrema comprensibilità del diritto del singolo a vedere eliminate le notizie, non più pertinenti o corrette, al fine di proteggere la propria privacy e la propria reputazione. Dall’altro lato, c’è la questione della verità storica e del diritto alla conoscenza della collettività, la quale viene espressa con il diritto di cronaca da parte di giornalisti ed esperti del settore.

La soluzione e l’esigenza di contemperamento

Il diritto all’oblio non può essere utilizzato per cancellare informazioni che sono di pubblico interesse o che riguardano la verità storica. Questo diritto non può essere utilizzato per proteggere le persone che hanno commesso crimini o hanno ricoperto incarichi pubblici da informazioni che potrebbero essere rilevanti per il pubblico.

Allo stesso tempo, è importante riconoscere che le informazioni che riguardano arresti e processi giudiziari possono essere particolarmente dannose per la reputazione e la privacy delle persone. Queste informazioni possono essere pubblicate per anni, anche se la persona in questione ha pagato il prezzo per i suoi errori e si è redenta. La soluzione ideale potrebbe essere quella di equilibrare il diritto alla privacy e il diritto alla conoscenza

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