EU General Data Protection Regulation GDPR - Diritto di Cancellazione +39.06.39754846

Deindicizzare notizie diffamatorie da Google, il parere del Garante

Deindicizzare notizie diffamatorie da Google, il parere del Garante

By Avv. Ludovica Marano

Cyber Lex
Cancelliamo i Dati Indesiderati
Tel. 06 39754846

In un mondo sempre più digitalizzato, il diritto alla cancellazione dei dati personali, finalizzato a cancellare notizie da internet, rappresenta un elemento cruciale nella tutela della privacy e del controllo delle informazioni personali online. La nascita e lo sviluppo del diritto all’oblio, dal caso Costeja González, noto anche come sentenza Costeja, al Regolamento sulla protezione dei dati personali emesso dal Parlamento Europeo, riflettono la complessità delle sfide legali, etiche e sociali correlate alla gestione dei dati personali.

Trovare il giusto equilibrio tra la tutela della privacy individuale e il diritto all’accesso all’informazione rimane un obiettivo cruciale nel contesto in continua evoluzione della società digitale. Due concetti che si inseriscono in questa discussione sono il “diritto all’oblio” e la “deindicizzazione“. Potrebbero sembrare simili a prima vista. In realtà, rappresentano concetti distintivi e svolgono ruoli differenti nella protezione dei dati personali online.

Nozione di diritto all’oblio

Il diritto all’oblio è un principio legale che sottolinea il diritto di un individuo di richiedere la rimozione o l’oscuramento di informazioni personali ritenute obsolete, non rilevanti o dannose per la propria reputazione. Questo concetto è stato messo in risalto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nel caso “Google Spain c. Mario Costeja González”.

Quest’ultima ha stabilito che i motori di ricerca possono essere considerati “responsabili del trattamento dei dati”; pertanto, le persone hanno il diritto di chiedere la cancellazione dei dati personali e di eliminare notizie dal web, se non più necessari o rilevanti.

In altre parole, il diritto all’oblio riguarda la capacità di controllare le informazioni personali visibili online, specialmente quando tali informazioni possono influenzare negativamente la reputazione o la privacy dell’individuo. Questo concetto si concentra sulla protezione della privacy e sulla possibilità di iniziare un nuovo capitolo senza essere costantemente legati a eventi passati.

La Deindicizzazione, qual è la differenza con la cancellazione

Connessa, e molto speso erroneamente confusa con la cancellazione, c’è il concetto di deindicizzazione. Si tratta di un processo tecnico che riguarda la rimozione o talvolta la riduzione della visibilità di una specifica pagina web o contenuto dai risultati di ricerca dei motori di ricerca.

Questo significa che il contenuto non verrà più mostrato come risultato di una ricerca effettuata su una specifica parola chiave o frase, ma continuerà ad essere online, visibile, se si accede direttamente alla fonte. La deindicizzazione, quindi, non comporta la rimozione effettiva del contenuto dalla rete, ma ne limita la scoperta tramite i motori di ricerca.

Questa procedura, al pari della cancellazione, soggiace alle stesse regole del diritto all’oblio contenute nell’art. 17 del GDPR. Pertanto, può essere richiesta da soggetti che ne abbiano interesse, sia in prima persona o tramite legali rappresentanti, ritenendo un determinato contenuto dannoso o inesatto e lesivo della propria reputazione.

Tuttavia, è importante notare che la deindicizzazione può essere concessa solo in determinate circostanze, come quando l’informazione è obsoleta, non rilevante o costituisce una violazione della legge. Nonostante questo, il contenuto rimane accessibile tramite l’URL diretto o attraverso altre fonti, ma risulta notevolmente meno visibile.

Le analogie tra deindicizzaizone e cancellazione

Una volta compresa quale sia la principale differenza, analizziamo qual è la sovrapposizione tra i due concetti. Ad esempio, una richiesta di diritto all’oblio potrebbe portare alla deindicizzazione delle pagine web in questione, poiché l’obiettivo è quello di rendere meno accessibili i dati personali. Allo stesso tempo, una richiesta di deindicizzazione potrebbe essere collegata al diritto all’oblio, poiché entrambe le richieste mirano a proteggere la privacy e la reputazione dell’individuo.

Il parare del Garante privacy sulla deindicizzaizone delle notizie diffamatorie

Secondo quanto stabilito dal Garante per la privacy nell’audizione del 18 luglio 2023 relativamente ai contenuti diffamatori, l’aumento della loro visibilità e la maggiore facilità nel trovarli, resi possibili attraverso l’attività di indicizzazione dei motori di ricerca, aggravano il danno potenziale che un individuo può subire.

In considerazione di ciò, la deindicizzazione di tali contenuti costituisce una forma di protezione aggiuntiva, ma vitale, per la dignità, l’onore e la reputazione della persona coinvolta. Questo è particolarmente rilevante in un contesto in cui l’immagine che proiettiamo online sta diventando sempre più influenzata da quanto i motori di ricerca riflettono su di noi, come opportunamente osservato da Stefano Rodotà.

La pratica della deindicizzazione, che comporta la limitazione della visibilità di tali contenuti nei risultati di ricerca, emerge come un mezzo essenziale per proteggere la dignità, l’onore e la reputazione delle persone nell’ambiente digitale. In un’epoca in cui il nostro “io digitale” è sempre più definito dalle informazioni online, la deindicizzazione gioca un ruolo cruciale nel garantire che possiamo avere un maggiore controllo sulla nostra rappresentazione digitale e preservare la nostra immagine pubblica.

Network Syrus
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: