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Il diritto all’oblio e la deindicizzazione di notizie da Google con il GDPR

Il diritto all’oblio e la deindicizzazione di notizie da Google con il GDPR

By Avv. Ludovica Marano

Cyber Lex
Cancelliamo i Dati Indesiderati
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Al giorno d’oggi, la privacy e la gestione dei dati personali sono diventate questioni centrali per l’individuo, che, oramai, naviga sul web costantemente. Invero, con la crescita esponenziale della quantità di informazioni disponibili online, sorge la necessità di trovare un equilibrio tra il diritto alla privacy e il diritto alla conoscenza. Due concetti chiave in questo contesto sono il “diritto all’oblio” e la “deindicizzazione” di notizie da Google con il GDPR.

Il diritto all’oblio: definizione ed importanza

Entrando nel vivo della questione, il diritto all’oblio è un principio legale, riconosciuto dal GDPR, vale a dire dal Regolamento sulla protezione dei dati personali. Questo consente ad un individuo di cancellare notizie da Google, ovvero da altri motori di ricerca, in generale, di rimuovere informazioni personali che sono obsolete o non più rilevanti dai risultati dei motori di ricerca e da altre fonti online.

Questo nuovo diritto è stato riconosciuto come uno strumento importante per proteggere la privacy delle persone in un mondo in cui le informazioni personali possono rimanere accessibili per sempre. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha sottolineato l’importanza del diritto all’oblio nel caso “Google Spain vs AEPD and Mario Costeja González”, stabilendo che i motori di ricerca come Google devono, in determinate circostanze, rimuovere i link a contenuti ritenuti obsoleti o non più rilevanti su richiesta di un individuo.

Il diritto all’oblio consente di disporre dei propri dati e di bilanciare il diritto all’informazione con il diritto alla privacy, permettendo a tutte le persone di richiedere la rimozione di informazioni che non dovrebbero essere più accessibili.

La deindicizzazione: definizione e differenze dalla cancellazione dei dati dal web

La deindicizzazione Google, al contrario, che viene sempre considerata come articolazione del diritto all’oblio,  è diversa dalla cancellazione. Questa rappresenta un processo mediante il quale un motore di ricerca nasconde determinati contenuti dai risultati di ricerca, rendendoli più difficili da reperire.

La deindicizzazione non implica la rimozione fisica dei contenuti dalla rete, né eliminare notizie dal web, ma la loro rimozione dai risultati dei motori di ricerca. Questo processo è spesso utilizzato per rispettare i diritti di privacy delle persone o per soddisfare richieste legali senza eliminare i contenuti dalla rete. La principale differenza tra il cancellazione e deindicizzazione è che il primo si concentra sulla rimozione effettiva delle informazioni personali obsolete o non più rilevanti, mentre il secondo riguarda la modifica dei risultati dei motori di ricerca per rendere difficile la scoperta di determinati contenuti .

La deindicizzazione è spesso utilizzata per bilanciare il diritto alla privacy con il diritto alla conoscenza e all’informazione, consentendo alle persone di controllare come le informazioni su di loro siano accessibili online. Mentre la cancellazione è un diritto legale che consente alle persone di richiedere la rimozione di informazioni personali specifiche, la deindicizzazione è una pratica più ampia che può essere implementata dai motori di ricerca in risposta a varie esigenze.

Ad esempio, un motore di ricerca può deindicizzare contenuti diffamatori o illegittimi senza la necessità di una richiesta specifica da parte dell’individuo coinvolto. La deindicizzazione è spesso considerata uno strumento per mantenere un equilibrio tra i diritti delle persone e il diritto del pubblico a conoscere informazioni rilevanti.

L’art. 17 del GDPR in merito alla cancellazione dei dati personali

L’articolo 17 del GDPR annuncia il diritto dell’interessato di ottenere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano in sei casi specifici, elencati all’interno del medesimo articolo. Le linee guida dell’EDPB iniziano con un’analisi approfondita di queste basi giuridiche, ma non mancano di sottolineare che l’interessato ha la possibilità di richiedere la deindicizzazione a un motore di ricerca basandosi su più di una base giuridica contemporaneamente.

Ad esempio, un individuo potrebbe richiedere la deindicizzazione in quanto i propri dati non sono più necessari per il trattamento da parte del motore di ricerca (articolo 17, paragrafo 1, lettera a) e, allo stesso tempo, esercitare il diritto di opposizione al trattamento dei dati personale, come previsto dall’articolo 21 del GDPR (base legale indicata nella lettera c dell’articolo 17, paragrafo 1). L’EDPB precisa, inoltre che, quando un’Autorità di controllo è chiamata a valutare un reclamo riguardante il rifiuto di un motore di ricerca di deindicizzare i dati personali, dovrebbe tenere in considerazione, nella sua analisi, la natura dei contenuti pubblicati sul sito che si intende deindicizzare.

Conformemente all’articolo 17, paragrafo 1, lettera a) del GDPR, i cittadini europei hanno il diritto di richiedere a un fornitore di motori di ricerca la rimozione dei dati personali dal loro elenco di risultati di ricerca. Questa istanza può essere avanzata nel caso in cui i dati personali dell’interessato non siano più necessari rispetto alle finalità per le quali sono inizialmente stati raccolti e trattati dal motore di ricerca.

L’articolo 17 del GDPR è stato progettato per fornire all’individuo un maggiore controllo sui propri dati personali e per garantire che tali dati non siano conservati o resi pubblici più a lungo di quanto sia necessario. Questo diritto è particolarmente rilevante nell’ambito della gestione dei dati personali online, dove le informazioni possono rimanere accessibili per periodi indefiniti e in cui la privacy e la protezione dei dati sono diventate una priorità.

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